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qualcosa da leggere ogni tanto


Diario


4 luglio 2006

Mercuriocromo

Caduto.
O pestato ... che differenza fa ? Meglio che si vedano queste macchie rossicce.
Voglio che mi guardino dritto in faccia, che capiscano che tutto quello che avevano programmato ora
non significa più niente. Gliel'avevo detto che la fottuta ragazza non si trovava. Gliel'avevo detto che era sbagliato
Che non si dovevano fare quelle cose, che mica eravamo nella cazzo di Miami.
Bè, quasi. Lei ce l'aveva fatta a "sparire", a perdersi. Erano stati loro d'altra parte a volersi inventare quello che non avevano potuto
trovare tra i cassetti, nella credenza, nella casa rivoltata da cima a fondo. Qualcuno doveva avergli fatto il culo al vecchio Michele.
E allora aveva provato a fare "come quei cazzo di detective...si..come cazzo si chiama quello..." ed è stato allora che ha chiamato quella vecchia merda di
Stefan, l'albanese che gli doveva chissà quale favore. Alla fine qualcosa avevano trovato, si, visto che ce l'avevano messa loro.

Ma poi non sapeva che altro fare ed è qui che comincia la mia parte.

In effetti qualcosa ho fatto, ho fatto quello che quel cazzone non avrebbe mai pensato di fare. Ho cercato, ho usato il PC, la ragazza aveva dei contatti qua e là. Vecchie storie, spezzettate ma ancora recuperabili in qualche chat o qualche vecchio forum. Il PC non aveva potuto portarselo dietro e forse le era dispiaciuto dare una martellata all'harddisk (io l'avrei fatto).

E alla fine quando era davanti a me, ho dimenticato tutto, ho dimenticato perchè mi avevano mandato lì. In perfetto stile film d'azione americano?
No ! Sono caduto dalla bicicletta, mi stavo mimetizzando, mi stavo ambientando, mi stavo avvicinando.
Ma sono bravo con la tastiera, non con i pedali.
E così finisce qui la mia storia, perchè ha mangiato la foglia.
E quindi dico ... caduto o pestato che differenza fa?
Ora mi aspettano ... e sarà ora che comincio a chiedermi se davvero questi lividi e le cicatrici possono passare per un "pestaggio
scontato visto il soggetto...brutto nerd di merda".

Maurizio

(slightly inspired by Bri)






permalink | inviato da il 4/7/2006 alle 1:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 giugno 2006

Milena

Suona la sveglia. A fatica cerco di entrare nel mondo reale… apro la finestra. Il giorno illumina la mia stanza colma di oggetti inutili, di frasi, di pensieri, di notti insonni.
Me ne sto immobile a guardare i rami percossi dal vento… mi accorgo del silenzio.
Spaventoso. 

Mi vesto e preparo la colazione; tra mezzora dovrò essere al lavoro. Scendo, saluto il mio vicino dall’espressione assonnata ma non più della mia e salgo in macchina.
Fa freddo… in auto le notizie alla radio, lo squillo del telefonino, il rumore del traffico mi confonde.
In ufficio il solito caffè e inizio un’altra giornata come tutte le altre.
Normale.
Esco a fare delle commissioni.

In centro a quest’ora si incontrano solamente turisti alla ricerca di una storia d’amore con la quale sognare, ragazzini con poca voglia di andare a scuola, persone comuni.
L’aria è tiepida ed è uscito il sole… sorrido vedendo una bambina con il suo zainetto a spalle.
Anche io sono stata così.
Bambina.
Anche io avevo uno zaino sulle spalle… ora a ventitré anni, ho una valigetta con dentro la tecnologia e una vita in parte felice.
Sognavo di fare il dottore, la giornalista e poi ancora la maestra, di suonare in un gruppo e diventare famosa. Diventare qualcuno.
Poi tutto cambiò, improvvisamente.
Ero spaventata, ma non troppo per mollare tutto. Ho ricostruito pezzo per pezzo tutto quello che mi mancava ed ora sono qua.
Non sono tutto ciò che volevo essere da piccola, però ho una vita mia.
Ora.
Mi sono resa conto di aver fatto un buon lavoro.
Non rientra nel mio carattere avere un’esagerata stima di me stessa, ma fortunatamente sono riuscita a rimettere i tasselli al posto giusto… e sorrido di nuovo.


Mibo

tratto da “No title_Schegge di noi”





permalink | inviato da il 10/6/2006 alle 9:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 giugno 2006

GUS

-Apri cristo! Polizia!-
Gus ha quei metodi duri da poliziotto d'altri tempi.
Uno di quelli che troveresti in un noir da edicola di stazione.
Non lo fa apposta nella sua ingenuità è una macchietta.
Troppo Tango e Cash da piccolo.
Non porta lo spolverino, per carità: cioè gli piace, ma è sarebbe davvero troppo, anche s eun mezzo pensiero ce l'ha fatto.
Poi ha visto che la gente lo chiamava Colombo.
E Colombo non è uno che tira donne.
Decisamente no...
Anche mentre è incollato con la rabbia tra il campanello e la porta su cui si spella le nocche non riesce a non fare il duro.
Anche mentre le orecchie di mezzo palazzo si mobilitano e almeno cinque, sei, sette, otto teste spuntano a guardare cosa sta succedendo perchè cazzo guardo il Milionario e non ho capito l'ultima domanda perchè qualcuno urla.
Dove?
Sul pianerottolo della ragazza.
Quale ragazza?
Quella di sotto...
Non mi fido vai a vedere.

Si sente attore, recita fino in fondo, si mette in posa, alza la voce, sottolinea la O e la A di Polizia.
Poi l'imbarazzo prende il sopravvento e Gus deve abbandonare la preda.
Se guardi bene potrai vedere che ha le orecchie rosse.
Gus sta pensando a cosa fare.
Lui è uno di quelli che non molla mai.
Lui è un mastino di quelli della vecchia scuola (anche se la vecchia scuola aveva chiuso ancora prima che lui capisse dove si trovava il buco della fica, che credeva fosse davanti mica sotto) non può mollare il colpo.
Deve addentare la preda.
Deve fare la sua bella figura, e poi... sbatocchiare come un ossesos per mezz'ora senza motivo... sa di ragazzo cornuto che ha preso coscienza della sua triste e ramificata condizione.
L'alternativa è solo aspettare sul pianerottolo che Amelia torni.
Che vista così non sembra male.
Però... anche aspettarla sotto in auto.
Sembrerebbe quasi un appostamento.
Ma si...
vada per la macchina.






permalink | inviato da il 3/6/2006 alle 23:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 maggio 2006

Tom

Tom odia suo padre. Lo odia e non ci pensa nemmeno ad aiutarlo.
Lisa questo non lo capisce :

Lisa: "E' pur sempre tuo padre!".

Tom: "Affanculo lui e la sua musica di merda, il suo lavoro di merda, la sua vita di merda!".

Perchè dovrebbe aiutare quel fallito, cosa gliene verrebbe eh ?

Tom è come si dice ... arrivato , ormai. Nello specchio, ogni mattina, proprio non gli riesce di
riconoscere qualcosa che lo avvicini al vecchio. Come si fa a sentirsi vicino a chi, deliberatamente, si è allontanato da tutto e da tutti.

Tom, lui si che "Vive", bella macchina, bei vestiti, un lavoro cinico quanto basta.

Non riesce a capire come faccia Lisa a volergli bene a quel poveraccio. Lisa, la sua ragazza.

Cosa ci trova in quei vecchi CD sparsi per tutta la casa del vecchio.

Potrebbero stare tutti comodamente in una mezza flashcard da 4 soldi, ammesso che in quei "reperti" ci possa essere davvero qualcosa che valga la pena di essere ascoltato.

E' costretto a portarcela ogni settimana dal vecchio, "per vedere se ha bisogno di qualcosa no?".
Si...come no? Per poi essere costretti a sentire lo solite vecchie storie su "com'era prima...", so "come potrebbe essere se...". E finire nel nulla...perchè nulla potrà essere "come prima..." e su "come potrebbe essere..." nessuno di loro ci sta veramente lavorando.



(continua...)

Maurizio




permalink | inviato da il 24/5/2006 alle 13:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 maggio 2006

Gus

Gus aveva un problema: dormiva poco.
Non riusciva a prendere sonno prima delle due di notte e il lavoro lo tirava giù dal letto alle sette del mattino.
Non era insonnia, l'insonna non ti fa dormire.
Gus sapeva dormire, voleva dormire, riusciva a dormire.
Ma mai prima delle due.
Così anche qeusta mattina, come ogni mattina, vive lo stesso stato amiotico di incazzatura e rincoglionimento che lo porta muoversi come un freak stralunato.
L'armadio fatto di completi giacca/camicia/cravatta e pantaloni gli consente di non doversi sforzare troppo per avere un'aspetto decente e la barba, quella, non crea mai problemi anche se è di un giorno o due.

Camminare lungo le strade sbagliate, incontrare la gente sbagliata, osservare i dettagli sbagliati.
Perdersi in una psichedelia di fastidi.

C'è sempre qualcosa che non va.
Ovunque tu sia, comunque tu sia.
C'è sempre qualcosa che non va.

Gus, quel nome, così inutile e idiota che ricordava i topolini di Cenerentola.
La mattina, davvero, è sempre un problema per Gus: non c'è caffè che tenga.
Ma il lavoro va fatto.
Camminando di malavoglia sopra gli scalini in pietra grezza di un edificio vecchio del centro città, Gus se lo ripete in continuazione.
Chissà che magari prima o poi ci si convince...
Anche quando arriva davanti al campanello...
Magari... ci si convince.

Anche pronunciando le parole di rito...
"Amelia, apri... polizia"

(continua...)



Simone




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18 maggio 2006

Amelia mia

Amelia aveva degli schemi ben precisi in testa. Un sistema chiaro, preciso, matematico. Ogni programma, anche la più piccola sciocchezza, veniva inserito in un elenco. La mattina iniziava così:

1 - colazione

2 - lavarsi

3 - vestirsi

4 - prendere le cose

Poi ogni elenco poteva avere un sottoelenco. Ad esempio, “2 - lavarsi” comprendeva:

a - capelli

b - orecchie

c - naso

d - denti

e - ascelle

f - bidet

g - piedi

A meno che, chiaramente, non si facesse la doccia. In questo caso tutto l’elenco si riassorbiva nella lista dei saponi da usare: shampoo, balsamo, gel per viso, sapone intimo e doccia schiuma. Così come “4 - prendere le cose” aveva al suo interno un altro elenco:

a - chiavi

b - fazzoletti

c - abbonamento autobus

d - soldi

e - cellulare

Questo era il sistema che ormai ripeteva a memoria per iniziare la giornata. Non partiva col piede giusto se non completava tutti i punti dell’elenco. Era qualcosa di più di un’abitudine. Ma gli elenchi non si esaurivano a questi. Ogni mattina, Amelia appuntava su un foglietto rettangolare tutti gli impegni della giornata, in ordine cronologico. Ogni volta che finiva di fare qualcosa semplicemente lo depennava dall’elenco. Non era tranquilla senza il suo foglietto giornaliero, non sentiva di avere controllo sul suo tempo e sulle sue azioni senza il suo promemoria quotidiano.

Ma sui foglietti non finivano soltanto gli impegni del giorno. Ogni tipo di spesa (dal cibo, ai libri o ai vestiti) veniva annotata scrupolosamente, per essere fatta in un futuro prossimo o avanzato. Ma anche i progetti finivano su carta: idee, pensieri, ipotesi di corsi da seguire. Qualunque cosa doveva essere vergata su brandelli di fogli di scarto che andavano ad accumularsi sulla sua scrivania, sul frigorifero, sulla dispensa, sul comodino. Ovunque ci fosse spazio libero per posare un pro-memoria Amelia finiva per riempirlo.

[continua...]

Francesca




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16 maggio 2006

LE 5 REGOLE

Per scrivere per Mibo devi seguire queste 5 regole:
a) SII DIVERTENTE
b) NON PARLARE DI TE E DELLA TUA VITA
c) NON SCRIVERE PER TE STESSO
d) SII POP
e)MAI (e dico mai) CREDERE CHE MIBO NON ESISTA





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15 maggio 2006

Perchè un blog per mibo?

Mibo lavora in un ufficio.
Mibo ogni tanto si annoia.
Mibo ha bisogno di svago nei momenti di stasi.
Nasce così, da un suo accorato appello, questo blog per rendere il suo tempo morto più piacevole.
Questo non è un semplice blog.
Questa è un'iniziativa umanitaria.
Chiunque vorrà partecipare sarà il benvenuto, basterà contatarmi e inviare il vostro pezzo E SEGUIRE LE 5 REGOLE BASILARI che andrò presto a descrivervi.
Un blog per mibo is powered by DISPENSER.
e buona camicia a tutti
Simone lo STagista




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